DOPO UN SOLO ANNO DI APERTURA
È GIÀ UNO DEGLI SPAZI ESPOSITIVI PIÙ VISITATI DELLA SARDEGNA

CASA ZAPATA, UN MUSEO
CHE “POGGIA” SULLA STORIA
arumini è un piccolo paese della Sardegna ricco di un immenso patrimonio culturale, basti pensare al complesso nuragico di “Su Nuraxi” che dal 1997 è entrato a far parte del patrimonio mondiale dell’UNESCO.
Il 29 luglio del 2006 è stato inoltre inaugurato il “Polo Museale di Casa Zapata” costituito da tre sezioni: archeologica, etnografca e storica.
La particolarità di “Casa Zapata” consiste nella

 

 

 

presenza di un edifcio secentesco che poggia sui ruderi di un nuraghe complesso chiamato “Nuraxi ‘e Cresia”, ciò crea uno spettacolo unico e un immenso stupore nel visitatore che rimane affascinato da tale bellezza.
In seguito agli scavi condotti negli anni ’50 dal prof. Giovanni Lilliu a “Su Nuraxi”, a Barumini è sempre rimasto vivo il desiderio di creare un luogo che potesse ospitare i materiali rinvenuti, e “Casa Zapata” doveva quindi ricoprire la funzione di custodire, far conoscere e valorizzare tali beni.
Nel 1990, ignari del tesoro che “Casa Zapata


custodiva al suo interno, si iniziarono i lavori fnalizzati alla realizzazione del progetto di musealizzazione, lavori che furono subito interrotti in quanto sotto le strutture del palazzo vennero alla luce le vestigia di un imponente nuraghe.
Nel corso degli anni si sono susseguite numerose campagne di scavo, tuttora in corso, e si è portato avanti un progetto museale che ha cercato di salvaguardare e di non snaturare l’edilizia del palazzo e allo stesso tempo di rendere fruibile la visione del complesso nuragico dall’alto, tramite un sistema di passerelle sospese e di pavimenti trasparenti.
“Casa Zapata” prende la sua denominazione dalla nobile famiglia aragonese degli Zapata, che giunse in Sardegna al seguito dell’Infante Alfonso.
Nel 1541 gli Zapata ricevettero in concessione la baronia di Las Plassas, Barumini e Villanovafranca e la amministrarono fno alla soppressione del regime feudale.
Gli Zapata istituirono a Barumini la loro sede baronale e tra la fne del XVI e gli inizi del XVII secolo realizzarono
il loro palazzo, cioè “Casa Zapata”, che venne costruita secondo il modello classicista imposto da Filippo II e con forma e stile imitanti l’altro palazzo degli Zapata ubicato a Cagliari.
La costruzione presenta una planimetria ad L ed è articolata su due piani, si accede al piano superiore tramite una scala esterna.
All’interno del timpano del portale è scolpito lo stemma degli Zapata: tre o cinque calzari, di antica foggia spagnola, a scacchi dorati e neri, rappresentati in uno scudo su campo vermiglio.
Il corpo architettonico principale ospita la sezione archeologica e ad esso si addossano gli ambienti di pertinenza agricola, che ospitano la sezione etnografca e la sezione storica.
Innanzi a “Casa Zapata” è ubicata la Parrocchia della Beata Vergine Immacolata, che rivela forma tardo-gotica semplifcata e al cui interno è presente lo stemma degli Zapata.
Il complesso nuragico, utilizzato come fondamenta del palazzo secentesco, a causa della sua

vicinanza con la Parrocchia e per questo è stato battezzato dal prof. Giovanni Lilliu “Nuraxi ‘e Cresia”.
“Nuraxi ‘e Cresia” è un nuraghe complesso trilobato, costituito da una torre centrale attorno alla quale si dispongono tre torri perimetrali raccordate da cortine rettilinee.
Per la sua costruzione vennero impiegati blocchi poligonali, in marna locale, di grandi dimensioni, disposti secondo flari orizzontali.
Essendo tuttora gli scavi in corso si possono solo ipotizzare le tappe dell’articolazione cronologica del monumento: ad un primo momento si colloca la co¬struzione del mastio, nella seconda fase delle due torri e della cortina di raccordo, e infne nella terza fase della torre di perimetro ad ovest.
Sono inoltre ancora ben visibili le tracce dell’antemurale e del villaggio nuragico.
Si pensa quindi che la fase di vita più intensa che ha coinvolto il complesso nuragico si possa collocare tra il 1200 e il 1000 a.C.
Nella sezione archeologica del “Polo Museale” oltre al nuraghe si possono ammirare le vetrine contenenti i manufatti della civiltà nuragica.
Sono presenti oltre 180 pezzi, la maggior parte dei quali sono stati restaurati nel laboratorio di restauro di reperti archeologici, aperto due anni fa a Barumini per iniziativa dell’amministrazione comunale.
In origine all’interno del “Polo Museale” era presente un percorso didattico legato al restauro dei reperti archeologici che a breve verrà ripristinato nella struttura.
Nella teca della sala d’ingresso del primo piano compaiono dei manufatti ceramici di “Nuraxi ‘e Cresia” che testimoniano la lunga frequentazione dell’edifcio dall’epoca nuragica a quella romana ed alto-medievale, fno ad arrivare al periodo giudicale e infne a quello aragonese.
Gli altri materiali presenti invece sono stati rinvenuti

a “Su Nuraxi” in seguito agli scavi condotti dal prof. Giovanni Lilliu, e dopo essere stati studiati e restaurati sono stati collocati anch’essi a “Casa Zapata”.
In un’altra sala del primo piano i materiali sono presentati seguendo un criterio tipologico, mentre nella prima sala del secondo piano le cinque vetrine offrono una sintesi diacronica della storia di “Su Nuraxi” articolata nelle cinque fasi cronologiche identifcate dal prof. Giovanni Lilliu.
Infne nella seconda e nella terza sala del secondo piano sono riproposti alcuni contesti signifcativi di capanne del villaggio di “Su Nuraxi”; dalla “curia 80” proviene il modellino di un nuraghe monotorre in calcare.
Alle pareti sono posti dei pannelli che offrono un quadro generale delle risorse archeologiche, della civiltà nuragica, presenti in Sardegna e che permettono al visitatore di avere una visione più completa.
La sezione storica del “Polo Museale” narra la storia vissuta dalla famiglia Zapata e i suoi rapporti con la popolazione di Barumini.
Si deve a Lorenzo Ingarao Zapata di Las Plassas la cospicua documentazione riguardante la parte più antica e rilevante dell’archivio di famiglia, che l’amministrazione di Barumini ha provveduto a digitalizzare.
All’interno di questa sezione sono presenti documenti in originale, riproduzioni, vecchie fotografe ed oggetti, suddivisi in settori tematici, che fanno riemergere la storia di questo casato fn dai primi anni in cui giunsero in Sardegna.
Nei documenti esposti sono presenti notizie relative al cursus honorum dei primi baroni, all’ereditarietà delle cariche, agli stipendi e ai privilegi ad essi connessi, alla vita quotidiana dei baroni a Cagliari e a Barumini, alla comunidad de Barumini, ai suoi rapporti col feudatario e alle controversie dovute all’in

sostenibile fiscalismo che rendeva molto diffcile la misera vita dei contadini e dei pastori.
Di particolare rilevo sono i documenti relativi al momento del riscatto del feudo, avvenuto nel 1839,
e quelli riguardanti i ricordi di famiglia degli ultimi baroni Lorenzo e Concettina.
Nella sezione etnografica sono riproposti utensili, molti dei quali utilizzati fno a non molti anni fa, e alcuni impiegati ancora oggi nella vita quotidiana e in quella lavorativa.
Sono oggetti prodotti artigianalmente con materiali poveri come il legno, il ferro, la pelle, la stoffa, il giunco, il feno, la terracotta e il vetro.
La produzione di tali oggetti richiedeva una manualità tramandata di generazione in generazione che rischia di essere dimenticata, pertanto questa sezione

 

vuole preservare tali saperi almeno in forma di memoria.
La sezione etnografca ospita al suo interno uno spazio riservato alle launeddas, tipico strumento musicale sardo realizzato con le canne.
Dopo un solo anno di apertura “Casa Zapata” risulta uno dei musei più visitati della Sardegna, ciò è una grande fonte d’orgoglio per l’intera popolazione e per l’amministrazione che ha fortemente creduto in questo progetto.
Il “Polo Museale” e “Su Nuraxi” sono gestiti dalla “Fondazione Barumini Sistema Cultura” dove lavorano oltre 30 ragazzi del posto, questo è un dato molto signifcativo per un paesino di 1400 abitanti che sta cercando di investire le proprie risorse sul suo patrimonio culturale.

di TIZIANA SERRA


Per Info:0709368476
foto di Andrea Noce progetto Museo Studio Reali